I grandi nomi della Crittografia
Hieronimo [Gerolamo] di Franceschi
La crittografia a VeneziaLa cifra delle caselle
Il padre della cifra delle caselle

Hieronimo* di Franceschi (1540?-1600), segretario del Senato veneziano, fu nell'ultima parte del XVI secolo il deputato alle cifre per conto del Consiglio di Dieci (abbreviato in CX) della Repubblica di Venezia. Inventò la cifra delle caselle un notevole esempio di codice sovracifrato, uno dei primi nella storia della crittografia, finora il primo che sia ben documentato e che sia stato effettivamente usato per diversi anni. Forse ancora più importante è il fatto che la cifra, a differenza di altre cifre polialfabetiche (Tritemio, Bellaso, Vigenère) usa una chiave molto lunga composta di numeri casuali.


Biografia

Della sua vita si sa ben poco. L'anno di nascita dovrebbe essere il 1540*, ma questa datazione è messa in dubbio dal fatto che nel 1573, a 33 anni, risulti già nonno di tre nipoti; una sua supplica* al CX del 1590, scrive che la sua famiglia vantava una lunga tradizione al servizio della Serenissima Repubblica, segretari al Senato e un cancellier grande Andrea di Franceschi, definito suo zio. Nella supplica Franceschi chiede di poter istruire i suoi nipoti Vettor e Agostino nell'arte delle cifre. Altri dati sono presenti nelle Cittadinanze del Tassini* dove risulta figlio di un omonimo Hieronimo/Gerolamo di Franceschi e di una Giulia Aurelio; sposato con una Maria Regazzoni, con un figlio Agostino, sposato con Bianca Marin, figlia di Zuan Francesco Marin, crittanalista e autore di un libro Sull'arte di estrazer le cifre.

Nel 1576, nel pieno della grande peste del 1575-77, che si stima avesse ucciso 50000 veneziani, uno su tre, tra le vittime ci fu anche il giovane Alvise Marin, figlio di Zuan Francesco, che aveva da poso ottenuto il posto di deputato alle cifre; a prendere il posto lasciato vacante, fu chiamato proprio il Franceschi; e nel 1578 alla morte di Zuan Francesco, divenne il principale deputato alla cifra, incarico che mantenne fino al 1596/97.

Negli archivi veneziani si trovano un gran numero di cifre scritte con la sua caratteristica calligrafia, molto precisa e di facile lettura, calligrafia che si ritrova in libretto di cifre che copre il periodo 1578-1587 contiene copia dei verbali del CX e un gran numero di cifrari. Che il libro sia opera sua lo confermano le parti del CX del 1578-1587 che hanno in prima ed ultima pagina copia di parti del CX centrate sulla sua molto lodata cifra delle caselle, di sua invenzione; il libro contiene 16 scontri di cifra (cifrari), fra i queli c'è anche la ziffra granda un cifrario molto usato da quasi tutti gli ambasciatori veneziani di questo periodo.

Nell'ultima pagina viene riportato un altro verbale del CX del 1587, nel quale Franceschi annunciava una nuova cifra del falso scontro basata sull'idea di cifrare un messaggio vero mescolandolo con uno falso, in modo che lo stesso cifrato potesse essere decifrato correttamente dal legittimo destinatario usando la chiave corretta, ma potesse anche essere decifrato usando una chiave falsa, il falso scontro appunto, restituendo un testo falso. L'idea era che se un segretario o ambasciatore fosse stato catturato dal nemico in tempo di guerra, e forzato a consegnare le chiavi di cifra, avrebbe consegnato ai nemici il falso scontro. Di questa cifra c'è solo la nota firmata da lui stesso in margine alla cifra n.11 del ricordato libretto dove afferma che questa n.11 è parte della cifra descritta nell'ultima pagina del libretto,cioè appunto del falso scontro.

L'idea del falso scontro piacque molto a Pietro Partenio, che ne presentò molte varianti, a suo dire migliorative, tutte piuttosto complesse e che apparentemente non furono mai usate nella pratica, quanto meno finora non se ne è trovata traccia.

Nel 1578 risulta essere notaio alla cancelleria ducale, nel 1587 è segretario al Senato, come da tradizione di famiglia.

Nel 1595 la relazione dell'ambasciatore Mocenigo di ritorno dalla Francia, apriva il dubbio che la cifra delle caselle fosse stata decrittata almeno in parte da François Viète; il CX nel dubbio preferì ordinare il cambio della cifra di Franceschi con una di Pietro Partenio. Franceschi la prese piuttosto male, probabilmente non era affatto convinto che le caselle fossero state decrittate e che la cifra di Partenio fosse più sicura, cosa che volle provare nell'agosto 1596 decrittando un testo scritto usando la cifra del Partenio senza conoscere la chiave di sovracifratura (ma conoscendo lo scontro della cifra di base). Il CX, dopo avere sentito anche il Partenio, decretò che si tornasse ad usare per gli avvisi di massima sicurezza la cifra delle caselle, abbandonando quella del Partenio.

Questa ultima soddisfazione durò pochi giorni, per la risentita e violenta reazione del Partenio che scrisse una lettera al CX in cui metteva in dubbio il valore della decrittazione e addirittura accusava il Franceschi di aver ordito un complotto contro di lui; il CX si riunì nuovamente, ma, diviso tra i sostenitori dei due, non riuscì a pervenire a una decisione, sospese di fatto entrambe le cifre e demandò una decisione a una commissione di cinque nobili, che a sua volta non sembra aver concluso nulla.

Nel 1597, secondo un verbale del Collegio Notatorio il fedelissimo segretario del Senato H. di Franceschi fu nominato segretario ai monasteri, perché aveva tempo anche per questo; sembra proprio il segno che Franceschi avesse ormai abbandonato l'incarico di deputato alle cifre.

Morì nel 1600, prima del 7 luglio* quando una delibera del CX si occupa dei debiti che morendo aveva lasciato ai nipoti Agostin e Vettor.

Il più grande cifrista veneziano?

Franceschi lasciò poche tracce della sua opera crittografica, nessun trattato solo il libretto di cifre 1578-1587; della cifra delle caselle, che è senza dubbio il suo maggior successo, non si trovano istruzioni o esempi d'uso, che sono stati ricostruiti sulla base del confronto tra cifrati e decifre; dell'altra cifra da lui inventata, il falso scontro, non resta quasi nulla, paradossalmente è dagli scritti del rivale Partenio che apprendiamo qualche particolare su questa cifra.

Ma basta l'invenzione della cifra delle caselle per fare di Franceschi uno dei più geniali inventori di cifre della sua epoca. L'aspetto più originale delle caselle, più ancora del fatto di essere una cifra composta, è l'uso di una chiave polialfabetica molto lunga, formata da una griglia di 8x26=208 caselle (finestrelle) ognuna con tre numeri di due cifre, in totale una sequenza casuale di ben 624 numeri due cifre, e di operazioni aritmetiche, somma e sottrazione; cose assolutamente inusuali nel 16° secolo; appare quindi improbabile che Franceschi abbia preso l'idea da fonti precedenti. La busta 6.3 del fondo Cifre, chiavi e scontri di cifra contiene un gran numero di varianti della cifra, lasciando intuire un percorso per tentativi.

In qualche misura Franceschi precorre Vernam con una cifra consistente in un'addizione/sottrazione tra un chiaro convertito in numeri e una chiave consistente di numeri e completamente disordinata. Manca in Franceschi l'idea della chiave non riutilizzabile che peraltro avrebbe comportato l'uso di un voluminoso libro di grate come chiave, cosa molto difficile da realizzare e da far accettare ai segretari dell'epoca. Mentre tutto sommato appare superflua per la sicurezza la prima cifra come aveva già polemicamente osservato Pietro Partenio. Basterebbe un codice alfabetico pubblico come il Baudot usato da Vernam.

Concludendo il nome di Franceschi finora citato di sfuggita nella letteratura crittografica meriterebbe un maggior rilievo nella storia della crittografia anche se la sua cifra oltre a non avere precedenti, non ebbe neanche un seguito o imitazioni stante il ferreo segreto imposto dal CX su tutto il settore crittografico.

X Nella maggior parte dei documenti d'archivio è usata la dizione latineggiante Hieronimo in particolare dall'interessato che si presenta sempre con un: "Io, Hieronimo di Franceschi". Solo negli ultimi anni del Cinquecento, o che è lo stesso, della vita del Franceschi appare la dizione moderna Gerolamo, a volte Girolamo; preferisco seguire la dizione preferita da lui stesso: Hieronimo.
X La lettera è in ASVE CX Deliberazioni (Parti) secrete, filza 24, agosto 1590 in un incartamento annotato come "Franceschi".
X Nel fondo Consiglio di Dieci, Parti comuni, filza 50, addì 7 luglio 1600, il nome Franceschi è preceduto da un .q., una volta, in questo caso "un tempo in vita", equivale al nostro fu.
X Un atto dei Capi del CX datato 27 gennaio 1542 (m.v. quindi 1543) tratta di una sensaria in Fontego dei Tedeschi lasciata in eredità da un prozio a Hieronimo di Franceschi, definito come infante di 30 mesi circa. Quindi doveva essere nato a metà del 1540, verosimilmente a Venezia, visto che la famiglia era veneziana da secoli, tradizionalmente al servizio della cancelleria ducale.
X Il titolo esatto è: Giuseppe Tassini, Cittadini Veneziani, Venezia, 1888. Sono tredici volumi manoscritti con notizie sulle famiglie veneziane, da Abate a Zignol; per ogni famiglia sono date notizie, e, dove è stato possibile ricostruirli, alberi genealogici, il tutto tratto da necrologi, testamenti e tanti altri atti conservati negli archivi veneziani. Per la famiglia Franceschi sono presenti diversi rami, quello del Leone è a pag. 917-918 albero genealogico.