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Storia della crittografia - Cifrari
Sovracifratura (cifre composte)
DES

Un semplice accorgimento per aumentare la sicurezza di un cifrario è quello di cifrare una seconda volta il messaggio, preferibilmente con un metodo diverso; questa operazione di cifrare una seconda volta è chiamata di sovracifratura. Matematicamente corrisponde a una funzione composta. La prima idea di combinare più cifre sembra risalire ad Al-Kindi che però non fornì alcun dettaglio ed esempio.

Questo metodo si diffuse poi nel XIX secolo per aumentare la sicurezza dei codici; una delle debolezze di questi sistemi è che se il libro con il codice cade in mano al nemico, la sicurezza è azzerata e si è costretti a cambiare il codice, operazione laboriosa e dispendiosa, si deve realizzare un nuovo dizionario di centinaia o migliaia di termini, e lo si deve far pervenire ai corrispondenti in modo sicuro.

Sovracifrando il codice con una cifra monoalfabetica o polialfabetica, il possesso del codice non è più sufficiente per decifrare i messaggi, e questo garantisce ancora un discreto margine di sicurezza. Meglio ancora se le chiavi di sovracifratura vengono periodicamente cambiate.

Nel XX secolo la sovracifratura è divenuta il componente essenziale di cifrari come il DES, il celebre cifrario dell'IBM, che consiste di ben sedici cifrature successive, in questo caso alternando sostituzioni a trasposizioni.


Attenzione però che non sempre cifrare due o più volte di seguito un messaggio aumenta la sicurezza. Per esempio far seguire a un cifrario monoalfabetico un altro cifrario dello stesso tipo seppure con chiave diversa, non aumenta in nulla la sicurezza, si ottiene semplicemente un altro cifrario monoalfabetico. E al limite potrebbero aversi sgradite sorprese: se a una cifratura di Cesare con spostamento di 10 se ne fa seguire una con spostamento di 16 (nell'alfabeto internazionale di 26 lettere) si ottiene ...


Cifrari composti nel Cinquecento a Venezia

Alla fine del 2018 nell'Archivio di Stato di Venezia ho scoperto che già alla fine del XVI secolo a Venezia era stata usata una Cifra delle caselle ideata da Hieronimo di Franceschi, che era allora l'uomo chiave del Consiglio di Dieci, per le cifre. Si tratta di un nomenclatore a due cifre, 20 lettere e 60 parole, sovracifrato con una griglia numerica; per cifrare ad ogni cifra andava sottratto il numero della griglia, per decifrare si doveva sommare. In sostanza una sovracifratura con un Vigenere con verme molto lungo. Prossimamente pubblicherò una o più pagine con fotografie e spiegazioni dettagliate.

La cosa interessante è che questa cifra delle caselle fu usata per diversi anni tra il 1578 e 1595 almeno, nei dispacci tra Venezia e i suoi ambasciatori in Francia, Spagna, Germania (Sacro Romano Impero), e Costantinopoli (Impero Ottomano). In seguito fu abbandonata perché appariva troppo complicata da usare.

Dopo Franceschi un altro grande crittologo veneziano, Pietro Partenio ideò altri cifrari composti nei quali era anche aggiunto un espediente, detto falso scontro che consisteva nel cifrate insieme al testo vero anche un testo falso con una chiave falsa da far cadere in mano al nemico in modo che ottenesse il messaggio falso invece di quello vero. Anche su questi cifrari pubblicherò presto alcune pagine. Per il momento è pubblicato un metodo di trasposizione che Partenio usa in combinazione con altre cifre.